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mikenoske:

Maria Callas Mirror, M.N.F.

Alchimia della mente,
Il tempo inizia casualmente;
fatta di vari momenti,
cresciamo di espedienti;
ma per quanto cara sia la vita,
il tempo ci dà da pensare,
che in cima alla salita,
tutti, infine, devono arrivare.
M.N.F.
Corpo celeste un manto buio di stelle veste la tua chiara pelle!
M.N.F.
Che strano mistero,
di cos’è fatto
Il pensiero?
di fatto un qualcosa
di astratto,
difficile da fermare,
è l’energia che
porta a creare;
ma decidere che fare,
nel bene o nel male,
solo dalle azioni
si può giudicare!

M.N.F.

Chiunque può arrabbiarsi: questo è facile. Ma arrabbiarsi con la persona giusta, e nel grado giusto, ed al momento giusto, e per lo scopo giusto, e nel modo giusto: questo non è nelle possibilità di chiunque e non è facile.
(Aristotele)

Aristotele

Capii ben presto che i poeti componevano le loro opere non facendo uso del cervello ma per una certa disposizione naturale, per una sorta di ispirazione, come gli indovini e i profeti. Anche costoro, infatti, dicono molte e belle cose, ma senza rendersene conto.

Socrate (via vicenz10)

L’induzione secondo Aristotele
Uno dei primi filosofi a ricorrere a questo concetto fu Aristotele, il quale, attribuendo a Socrate il merito di averla scoperta, sosteneva che l’induzione fosse, appunto, «il procedimento che dai particolari porta all’universale».

Secondo Aristotele, la conoscenza umana si può svolgere in due direzioni, scegliendo una delle due seguenti strade: avere una prima conoscenza sensibile del particolare e da questa risalire all’universale (via dell’induzione, appunto), o seguire la strada opposta, cioè partire dall’universale per andare al particolare (via della deduzione).

Per ottenere una conoscenza veramente fondata bisogna, tuttavia, scegliere questa seconda strada, facendo ricorso al sillogismo scientifico, a condizione però che esso parta da premesse vere e necessarie. Poiché tali premesse non possono essere a loro volta dimostrate, dato che proprio da queste deve partire la dimostrazione, Aristotele giunge ad utilizzare le “definizioni”, cioè frasi che contengono in sé l’essenza di un argomento e si ottengono per un’intuizione dell’intelletto.

L’induzione può servire come avviamento dell’intuizione intellettuale (in maniera simile a quanto affermava Platone secondo cui la percezione sensibile serviva a risvegliare la reminiscenza intuitiva delle idee); in tal senso Aristotele attribuiva a Socrate di aver scoperto l’induzione, come processo “definitorio” volto a ricercare l’essenza dell’argomento di cui si parla (“tì esti” era la domanda socratica che significa «che cos’è?»). Come già avrebbe sostenuto Socrate, quest’induzione per lui deve essere progressiva e collaborativa.

Non sono però i sensi per via induttiva, né la razionalità per via deduttiva, a dare di per sé garanzia di verità, bensì soltanto l’intuizione intellettuale: questa sola consente di cogliere l’essenza della realtà fornendo dei princìpi validi e universali, da cui il ragionamento sillogistico trarrà soltanto delle conclusioni coerenti con le giuste premesse; per Aristotele occorre bensì partire dai sensi, ma l’induzione empirica non ha per lui alcun valore di consequenzialità logica, fungendo unicamente da avvio di un processo che culmina con l’intervento del trascendente intelletto attivo.

Induzione, wikipedia

Infinty - M.N.F.

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